Quali sono le piattaforme sul web per attirare la Generazione Z?

admin
28 Luglio 2025
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Generazione Z e piattaforme preferite

Confezionare delle strategie di comunicazione su misura significa tenere conto di molte variabili. Una delle più importanti riguarda il nostro pubblico. A chi stiamo parlando? In base agli utenti, infatti, non cambia solo il linguaggio: cambia l’intera narrazione transmediale. Una delle fette di pubblico più impegnative è sicuramente la Generazione Z, la prima generazione digitalizzata.

I cosiddetti Centennials, infatti, sono una tipologia di utenti e consumatori già “assuefatta” a quelle tecniche di engagement perfettamente funzionanti con i Millennials. Per riuscire a conquistarla occorre non solo identificare le piattaforme più adatte ad attirarli, ma anche imparare a usarle senza risultare forzati o fuori luogo.

Uno sguardo sulla Generazione Z

Prima di entrare nel dettaglio delle piattaforme più utili per attirare la Generazione Z è bene fare un piccolo “ripasso”. La Gen Z, o anche iGen, è la generazione nata fra il 1997 e il 2012. Si tratta di una fascia di età/utenza che è cresciuta con Internet. Una fascia d’età che conosce bene i social, perché li ha vissuti come presenza inevitabile nella propria vita. Secondo la società di ricerca eMarketer, per altro, la GenZ è una delle più etnicamente diversificate e numerose, oltre che una delle più dipendenti dalle tecnologie.

Rispetto alle generazioni precedenti si rispecchia negli ideali politici e sociali ma li vive con meno ottimismo e con una maggiore urgenza d’azione e impatto. Pur essendo di mentalità aperta e più accomodante, la GenZ è anche una di quelle più critiche nei confronti delle proprie piattaforme d’elezione: hanno infatti degli standard elevati relativi al tempo che trascorrono in rete. Non si accontentano di contenuti banali e sono ipercritici nei confronti dei brand che si muovono a tentoni sui social media.

Il loro obiettivo è quello di ottenere il meglio, sempre e comunque. Si tratta di una generazione erede dei Boomers e, in qualche modo, anche dei Millennials, che portano con sé un grande scontento sociale e lavorativo. L’obiettivo della Generazione Z è quello di non ereditare questo scontento e di fare qualcosa, perché, in base al loro pensiero, le cose stanno andando nella direzione sbagliata ed è il momento di cambiare tutto.

La Gen Z e la privacy

Nel turbinare di connessioni e presenza offline, la Generazione Z ha una particolarità che può sembrare una stravaganza: è particolarmente attenta alla privacy. Quella che appare quasi come un’incoerenza è in realtà una risposta fisiologica alla continua presenza in rete, che porta questa generazione a essere più consapevole di come ci si presenta sul web.

È proprio la Gen Z che oggi plasma i social media, costringendoli, in qualche modo, a farli diventare “meno social”: stories, post effimeri e possibilità di scegliere di fissare specifici contenuti sono scelte che le più grandi piattaforme social hanno adottato proprio per andare incontro a questa necessità.

Il marketing per l’iGen

La Gen Z è la generazione che più di ogni altra ha contribuito attivamente alla rivoluzione digitale. È grazie alla Gen Z che i brand, le imprese e le aziende hanno trascorso l’ultimo quinquennio tentando il più possibile di mettersi al passo con le abitudini più all’avanguardia, per anticiparne le tendenze e gli interessi. Perennemente online, dal punto di vista del marketing l’iGen tende a perdere i vista il confine tra online e offline, per questo è legata alla comunicazione crosschannel, omnichannel e sembra avere grande attenzione verso ciò che riguarda il metaverso.

Altra cosa importante da sapere riguardo al marketing: la Gen Z è attratta da ciò che lascia il segno pur non essendo perdurante e ripetitivo. Mentre le precedenti generazioni (e le successive, paradossalmente) tendono ad avere una preferenza per campagne durature e solide, i Centennials sono molto attenti a tutto ciò che è veloce, mutevole e instant. Condannano le comfort zone dei brand, che abbandonano nel momento in cui non ritrovano la spinta innovativa di cui sentono il bisogno.

Ciò non vale solo in un caso: l’approfondimento dei loro interessi. In quel caso, la Generazione Z è in grado di concentrare la propria attenzione per tempi lunghissimi, riuscendo anche ad affezionarsi a un determinato format. Per questo, quando si fa marketing pensando a questo target è necessario fare un approfondito studio di quelle che sono i loro ideali e capire quanto e come possono sposare l’azienda/il brand/l’impresa.

Cosa significa sfruttare le piattaforme della Gen Z

Alla luce di tutto questo, cosa significa sfruttare le piattaforme della Generazione Z? Innanzitutto, significa, come già detto, comprenderne i valori e i desideri, precisamente come si fa per qualsiasi altra tipologia di pubblico. Tuttavia, rispetto alle altre generazioni, l’iGen è in grado di essere molto più trasparente, cosa che è sicuramente un vantaggio. Non a caso, questa generazione viene spesso identificata come social warrior.

I Centennials “guerreggiano” sul web, esponendo e sensibilizzando sulle cause che hanno più a cuore e tendono a farlo in modo chiaro, senza alterazioni o costruzioni. Il loro modo di comunicare è diretto, cosa che significa che si aspettano altrettanta schiettezza dai brand/imprese/aziende che seguono.

Sfruttare le piattaforme della Gen Z significa pertanto puntare tutto sulla lealtà e sulla coerenza. Gli artifici retorici o l’eccesso di filtri e narrazioni incongruenti sono superflue, non necessarie e dannose. Questa generazione si trasformerà, entro il 2030, nella principale fascia di utenza che spende e produce sul web: muoversi sulle “sue” piattaforme implica dunque un’influenza smisurata sul futuro della comunicazione e del marketing.

Youtube, la piattaforma più amata

Iniziamo ora a parlare delle piattaforme più amate dalla Gen Z e iniziamo da Youtube. Se in generale i video sono importanti per qualsiasi tipo di strategia di comunicazione, quando si tratta di contenuti da pubblicare su Youtube per attirare la Generazione Z l’importanza raddoppia. L’iGen è infatti attratta sia da contenuti short-form, quindi piccoli e istantanei, sia che da i long-form, che possono durare un paio d’ore. Nel secondo caso, come avevamo già accennato, occorre produrre specifici approfondimenti partendo dai valori e dalle passioni di questa generazione.

Un recente sondaggio Ipsos, che ha intervistato migliaia di esponenti dell’iGen, ha stabilito proprio che Youtube è la piattaforma più amata perché le persone di questa generazione hanno un obiettivo ambizioso: arricchirsi (culturalmente, ma non solo) grazie alla visione e all’ascolto di ciò che ha a che fare con le proprie passioni e il proprio futuro. Ma come si fa a declinare tutto questo in favore di un brand, di un marchio o di un’impresa?

Gli argomenti più amati su Youtube

In primis, cercando di capire quali sono i contenuti più apprezzati su Youtube dalla Gen Z. Sempre stando al recente sondaggio Ipsos, pare che ci sia una forte attenzione per argomenti come film, serie TV e sport, che porta alla fruizione di canali che si occupano di questi argomenti. Ancora, la Gen Z è attratta dalle tematiche culturali, come gli approfondimenti riguardanti scienza, tecnologia e filosofia. Ciò significa che stendere un piano editoriale che riesca a coniugare le tematiche più amate dai giovani con la voce e i valori dei propri brand è un primo importante passo per attirare la Generazione Z.

La short form come trampolino di lancio

Se i video long form sono amati dalla Gen Z, gli short form sono la nota d’avvio. Basandoci ancora sul sondaggio Ipsoss, infatti, i Centennials partono da contenuti brevi per poi andare ad approfondire con i long form. Chi cerca di catturare dunque l’attenzione della Generazione Z dovrebbe capire che questi utenti hanno bisogno di un valido aggancio che poi porti a un’esperienza profonda e personalizzata che abbia rilevanza.

Il senso di comunità

Youtube ha un altro grande pregio: permette alla Gen Z di entrare in contatto con altre persone che la pensano allo stesso modo.  E quando le persone trovano una comunità che la pensa allo stesso modo, si affeziona e diventa fedele. Una buona brand identity con un seguito già affermato, con un’idea precisa di buyer personas e con uno storytelling chiaro si adatta perfettamente al senso di comunità di Youtube e dà delle ottime basi per usarlo in maniera strategica.

Contenuti che prendono vita

Ma non è tutto qui. I video sono letteralmente contenuti che prendono vita, si animano e si muovono. Per catturare la Gen Z, dunque, si deve pensare a qualcosa si originale e arricchente, senza aver paura di allontanarsi dai contenuti generalisti per approfondire un’area specialistica che rispecchi l’interesse del target. Una buona norma è assicurarsi che il proprio brand/azienda/impresa conti su esperti credibili che sappiano già come muoversi su Youtube.

Parlare alla Gen Z con TikTok

TikTok è un’altra piattaforma con cui si può parlare alla GenZ. Fino a un paio d’anni fa quasi il 60% degli utenti di questo social era composto da esponenti dell’iGen, che grazie alla propria diversificazione interna e al nativismo digitale gli hanno dato una spinta rendendolo molto più di un semplice carosello di video della durata di pochi secondi. Come abbiamo già accennato, i Centennials hanno portato molti social a cambiare per assecondare non solo le loro esigenze ma anche quelle future. Con TikTok è stato lo stesso: oggi gli usi che la Gen Z fa del social sono complessi e imparare a intercettarli è essenziale per sfruttarlo.

I temi caldi di TikTok

Per quanto riguarda i temi caldi che la Gen Z declina su TikTok, si può dire che si avvicinano moltissimo a quelli di Youtube. Ciò significa che i Centennials adorano i “trampolini di lancio”, che conducono poi ad approfondimenti, che i video-tutorial e/o d’utilità. Questi ultimi sono apprezzatissimi perché pur durando poco sono in grado di lasciare un segno e apportare/insegnare qualcosa.

Un algoritmo su misura

Se si vuole sfruttare TikTok per parlare alla Gen Z, bisogna anche pensare che a guidare tutto è un algoritmo complesso che presenta agli utenti dei contenuti sulla base degli interessi. Dunque, se un brand/impresa vuole iniziare a utilizzare questo social può scegliere due strade: o l’influencer marketing o la creazione di post su misura che possano rientrare nei per te degli interessati. Nel primo caso ci si affida a un creator già con un certo tipo di pubblico, ma la collaborazione, a un certo punto, si esaurirà. Il secondo è un cammino che richiede delle strategie curate di social media marketing ma, a lungo termine, è quello che permette di avere dei frutti migliori.

TikTok come motore di ricerca

C’è un’altra cosa molto importante da sapere se si vuole usare TikTok in una strategia di comunicazione che punta alla Gen Z. Questa generazione, come ha rivelato anche una recente ricerca del New York Times, è estremamente usato dall’iGen come motore di ricerca. Non per niente, TikTok ha ormai raccolto ed evidenziato gli argomenti più cercati e si può accedere a delle scorciatoie solo guardando i commenti o scorrendo la sezione “ti potrebbe piacere”. Questo è un grande aiuto, perché si può optare per una strategia che ruoti attorno a un macrointeresse di interesse e declinarlo in piccole parole chiave che ricondurranno ai contenuti prodotti.

Se ti ispira l’opzione per il tuo brand o progetto devi sapere che a LaPennaDelWeb c’è un team esperto nella realizzazione di video news che potresti usare sui social per attirare l’attenzione dell’iGen.

Cosa non fare su TikTok

Parlare alla GenZ significa parlare con un pubblico che può essere spinoso. Sono dunque sconsigliati, nelle strategie di social media marketing per questa generazione, scimmiottamenti di trend o balletti, a meno che non siano pensati in modo davvero estremamente spiritoso o intelligente. Meglio allontanarsi dal già visto e creare qualcosa di nuovo e significativo, onde evitare di perdere completamente l’attenzione del target.

Instagram e la Generazione Z: una relazione d’amore e odio

Poco prima dell’arrivo di TikTok, Instagram era il social media più popolato dalla Generazione Z. Di fatto, poi, qualcosa si è rotto. Diverse ricerche sui social media e sul loro utilizzo da parte di questa generazione ha dimostrato che ha perso appeal quando quelli che erano contenuti più autentici e organici hanno ceduto il passo a quelli “fabbricati”, considerati troppo finti e poco spontanei. Questo significa che l’iGen non usa più Instagram? Niente affatto: significa che lo usa di meno e in maniera più selettiva.

Ciò significa che i brand che vogliono fidelizzare questa generazione usando Instagram devono essere consapevoli del fatto che affronteranno una vera e propria sfida, trovandosi davanti un pubblico la cui abilità digitale permette di sperimentare e scoprire sempre qualcosa in più e che apprezza il continuo reinventarsi, mentre denigra e disprezza la monotonia e la succitata “comfort zone” delle classiche campagne pubblicitarie e, diciamolo pure, del macro-influencing.

Instagram, la Gen Z e la strategia del “come”

Su Instagram, la Generazione Z non risponderà mai a delle campagne aggressive e/o a degli eventi di live streaming canonici. Questo target conosce il web e pur essendo sensibile alle strategie omnichannel non si fa ingaggiare da campagne che concentrano i loro messaggi di marketing sui vantaggi dei prodotti e dei servizi forniti, né tantomeno da “televendite” scintillanti. L’unico modo per colpire nel segno è creare un rapporto onesto e optare per la strategia del come. Cos’è la strategia del come? Un modo di spiegare, appunto, il modo in cui concretamente il prodotto/servizio del nostro brand/impresa/azienda migliorerà la vita dell’utente, facendo leva sull’esperienza dei clienti e mostrando come influisce positivamente sul loro stile di vita o su come può aiutarli a combattere le loro battaglie.

Le stories e l’attenzione al momento

Le stories sono un mezzo molto efficace per parlare con la Generazione Z su Instagram. I contenuti scompaiono dopo sole 24 ore, cosa che fa sì che gli utenti li vedano come contenuti reali ed efficaci, al contrario di quelli pre-costruiti dei post. Un’idea efficace è quella di catturare e mantenere l’attenzione dando al target l’opportunità di interagire per mezzo delle funzioni Domande, Sondaggi, e Tocca a te.

Su piattaforme di questo tipo funziona molto bene la creazione di infografiche: attraverso le immagini gli utenti comprendono al volo il tuo messaggio e sono disposti a leggere e approfondire.

Il potere dei Reel

I  Reel di Instagram sono ormai una vera e propria arena di creatività e indovina chi la domina? Esatto: la Generazione Z. Giovani nati tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2010 che usano i Reels non solo per divertirsi, ma per esprimere sé stessi in modo potente, ironico, e spesso viralissimo.

I Reels rappresentano una specie di specchio digitale, dove il confine tra autore e spettatore è sempre più sottile. Creano contenuti veloci ma potenti, mixando musica, filtri, meme, citazioni pop e tutto quello che la cultura di Internet ha da offrire. Che si tratti di un get ready with me, un day in the life, una coreografia improvvisata o una scenetta in stile sitcom, ogni Reel è un piccolo cortometraggio, pensato per colpire in pochi secondi e restare impresso.

Cosa rende i Reels così amati? La flessibilità. Mentre TikTok è spesso associato a trend precisi e sequenze più strutturate, Instagram permette di mixare storytelling visivo e un’estetica più “curata”, ma sempre vicina alla realtà. In altre parole: puoi essere ironico, sexy, riflessivo o totalmente cringe e andar bene comunque.

Il formato diventa una vera e propria forma di linguaggio; la comunicazione passa per tagli rapidi, testi sovrapposti, battute visive e transizioni intelligenti. E soprattutto, è un linguaggio che si evolve di settimana in settimana. Basta un suono virale, un effetto particolare, o un “template” condiviso per accendere una nuova ondata di creatività.

Non va dimenticato nemmeno l’aspetto aspirazionale: con i Reels, chiunque può diventare virale. Non serve essere influencer per ricevere migliaia di visualizzazioni o per far sorridere (o riflettere) migliaia di persone. Ed è proprio questa “democratizzazione del contenuto” che attira la Gen Z: la sensazione che tutti possano far parte della conversazione, senza filtri, senza pressioni, ma con tanto stile.

Qualità > Quantità

Abbiamo già detto che la Gen Z non si lascia catturare da contenuti patinati. Ecco perché un un piano editoriale di successo per il tuo profilo aziendale su Instagram con la iGen come target deve e dovrà sempre prediligere la qualità e non la quantità. L’account deve essere sempre curato e le pubblicazioni devono essere sì regolari ma correttamente cadenzate: i Centennials trovano estremamente noiosa la pubblicazione compulsiva e prediligono foto di alta qualità con didascalie che parlino chiaro, senza fronzoli e che, una volta catturata la loro attenzione, diano senso al tempo speso per guardare la foto e leggere le parole annesse.

Thread

Thread nasce come risposta ultra-smart a Twitter e ha conquistato in poco tempo il cuore della Generazione Z, diventando una vera e propria community factory dove creatività, meme e micro-pensieri vanno alla velocità della luce. Uno dei punti a favore? Il collegamento diretto con Instagram.

La Gen Z ama autenticità, spontaneità e interazioni vere e Thread risponde perfettamente a questi bisogni. Niente filtri esagerati, niente balletti obbligati: qui si parla, si scrive, si commenta, si posta con leggerezza, ma senza superficialità. È il posto perfetto per sfogarsi su ciò che non va, condividere takes pungenti o dichiarare amore eterno per l’ultima canzone di Olivia Rodrigo.

Ma attenzione: Thread non è solo “un nuovo social”, è un vero vibe check. È dove si capisce cosa pensa davvero la Gen Z. È una piazza virtuale in cui l’ironia regna sovrana, i trend nascono (e muoiono) in 24 ore, e ogni post ha il potenziale di diventare virale — anche senza avere milioni di follower.

In poche parole: Thread è il diario 2.0 della Gen Z, il luogo digitale dove le parole contano ancora. Se non ci sei, ti stai perdendo una delle conversazioni più interessanti del momento.

BeReal e l’iGen: un nuovo strumento

Attenzione anche a BeReal, il nuovo social network che sta entrando di diritto nel pantheon dei media più usati dalla Gen Z. Non è ancora ben chiaro come usarlo per le strategie di marketing, ma in un mondo circondato da filtri e pubblicità patinate BeReal è riuscito, con la sua schiettezza e il suo funzionamento semplice (due soli scatti, senza alterazioni, con entrambe le camere: fronte e retro) ad andare nella direzione onesta tanto apprezzata da questo target.

BeReal per parlare alla Generazione Z

Alcuni brand stanno testando alcuni approcci sulla piattaforma per riuscire a comprenderne le possibilità e per parlare ancora di più alla GenZ. In questa fase su BeReal non è possibile ricorrere alle normali campagne di advertising, ma si può pensare fuori dagli schemi (cosa che piace moltissimo alla Generazione Z). Alcuni brand statunitensi stanno ricorrendo a foto creative che promuovono determinate offerte o diffondono coupon. Com’è, come non è, di sicuro è un ottimo modo per rafforzare la brand community.

Telegram, multiforme come la Gen Z

No, Telegram non è soltanto una piattaforma di messaggistica istantanea. È un’applicazione multiforme e ingegnosa che, via via, sta conquistando sempre più utenti. E che, diciamolo pure, ha nella Generazione Z la sua più grande fetta di utenti. Telegram è un’app attenta alla privacy, che ha affinato le sue possibilità con la nuova versione a pagamento e che è riuscita a farsi strada tenendo testa a Whatsapp, dalla quale si differenzia per qualcosa di fondamentale: la sua community attiva.

I canali su Telegram

Per tenere attivi i suoi utenti Telegram ricorre ai canali, cui gli utenti possono iscriversi per ricevere degli aggiornamenti su argomenti di loro interesse. Diversi brand sfruttano i canali di Telegram per aggiornamenti non necessariamente promozionali, come pubblicazioni di blog post o di contenuti esclusivi. I canali di Telegram permettono anche di fare dei sondaggi fra gli utenti e di ottenere il loro parere totalmente disinteressato. Sono apprezzatissimi dalla Gen Z, che vede in loro una possibilità di interazione (seppur a senso unico) con il marchio.

I bot di Telegram

Anche i bot sono abbastanza apprezzati dalla Gen Z, ma per crearne uno ci vuole un certo impegno: i bot, infatti, sono creati per rispondere a delle domande o a delle esigenze. Alcuni brand li utilizzano per rispondere alle domande frequenti, ma attenzione: prima di avviarne uno è bene fare uno studio per non rendere l’esperienza troppo meccanica e sterile.

Twitch e le nicchie della Generazione Z

Infine, eccoci all’ultima piattaforma degna di nota per la Generazione Z: Twitch. Cosa si aspetta l’iGen da Twitch? La risposta è sempre la stessa: un‘esperienza come nessun’altra. Se un brand decide di approdare su Twitch, dunque, è necessario che parli dei valori della Generazione e dei servizi in cui si identifica. Non basta più solo la soddisfazione di un’esigenza, occorre che il marchio/l’impresa/l’azienda faccia capire che sta davvero condividendo gli ideali del suo target.

Usare Twitch per proporre esperienze autentiche

Alla luce di tutto questo, un buon modo per usare Twitch è creare da zero un volto che possa incarnare il valore del brand, che lo rappresenti e che permetta al pubblico di entrare nel vivo dei suoi obiettivi e delle sue missioni. Anche in questo caso si può ricorrere a degli influencer, ma le esperienze più apprezzate solo i talk con degli esperti che rispondano in maniera accurata. Chiaramente, il tutto deve essere condito da ingegno e da una buona dose di intrattenimento.

UGC content

Per la Generazione Z, cresciuta tra vlog, tutorial e TikTok, il contenuto creato dagli UGC creator è più credibile, più coinvolgente e soprattutto  più cool rispetto alla pubblicità tradizionale.

UGC significa che le persone raccontano il tuo brand, usando il loro linguaggio, la loro estetica, la loro voce. Che si tratti di un video unboxing, una recensione sincera o un outfit taggato #OOTD, questo tipo di contenuto ha un valore enorme perché trasmette fiducia. È una vera e propria forma di social proof: se lo dice una persona “come me”, allora è vero.

Per i brand, aprire la porta all’UGC vuol dire trasformare il pubblico in ambassador. Un follower oggi può diventare creatore, promotore e addirittura trendsetter, tutto in un post. E per la Gen Z, che vuole essere parte attiva della conversazione, è una win-win situation.

L’UGC funziona perché parla con spontaneità, emozione e realismo. Niente luci da set o copioni rigidi: solo vita vera, esperienze reali e persone che si fidano. In un panorama digitale sempre più affollato, questo tipo di contenuto è il modo più diretto e sincero per creare legami autentici con il pubblico.

Se stai costruendo una community, l’UGC è il tuo superpotere. Sfruttalo bene, e saranno i tuoi fan a raccontare quanto sei straordinario. Con il supporto di un’agenzia per il content marketing potrai muoverti in questa direzione, sfruttando il potere del marketing UGC e non solo.

Piattaforme con esperienze interattive e gamifictation

La Gen Z non vuole più solo guardare o leggere: vuole interagire, partecipare, giocare e decidere. Le piattaforme che hanno compreso questa dinamica stanno rivoluzionando l’intrattenimento e il marketing attraverso esperienze interattive e meccaniche di gamification che trasformano ogni utente in protagonista.

Parliamo di app, siti o social che non si limitano a “mostrare” contenuti, ma che invitano l’utente a “fare qualcosa”. Pensa a quiz personalizzati, filtri AR, badge da sbloccare, sfide settimanali, mappe esplorabili, reaction in tempo reale o livelli da completare. Questi elementi non solo aumentano il tempo di permanenza sulla piattaforma, ma creano un legame emozionale profondo con l’utente.

Un esempio perfetto? BeReal, che sfrutta il fattore sorpresa e autenticità quotidiana, oppure Duolingo, che ha trasformato l’apprendimento linguistico in un gioco virale. Anche piattaforme più tradizionali come Spotify si stanno muovendo in questa direzione: dai “wrapped” annuali alle challenge musicali, ogni interazione è un mini-gioco condivisibile.

Per la Gen Z, interagire è il nuovo scrollare: vogliono sentire che stanno contribuendo, che le loro azioni hanno effetto, che ogni click li avvicina a qualcosa: badge, status, un ranking, un contenuto esclusivo, o semplicemente una storia da raccontare.

Ed è qui che la gamification diventa oro puro. Non si tratta solo di aggiungere punteggi o livelli, ma di rendere ogni touchpoint un’esperienza. Le piattaforme che vincono sono quelle che sanno mixare narrazione, coinvolgimento e divertimento in un unico flusso fluido.

ChatGPT e le altre AI

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale generativa ha rivoluzionato il nostro modo di cercare informazioni online. Tool come ChatGPT, Gemini o Claude sono diventati i nuovi motori di ricerca per milioni di giovani soprattutto per la Gen Z, che preferisce farsi rispondere direttamente da un bot piuttosto che “perdersi” tra link blu e banner pubblicitari su Google.

L’evoluzione ha creato un vero cambio di paradigma nel digital marketing e nella SEO: oggi, non basta più scrivere per l’utente finale. Bisogna iniziare a scrivere per l’intelligenza artificiale. E questo significa produrre contenuti chiari, informativi, strutturati, e altamente rilevanti, capaci di essere indicizzati, letti e interpretati al meglio dai modelli linguistici.

Per i brand e i content creator, questa è una sfida (e un’opportunità) gigantesca. Se vuoi che il tuo contenuto venga consigliato da un’intelligenza artificiale, devi:

  • fornire risposte dirette alle domande;
  • usare strutture chiare con heading, bullet point, e paragrafi brevi;
  • arricchire il contenuto con dati, esempi e contesto;
  • evitare keyword stuffing e puntare su una scrittura naturale ma focalizzata.

E non dimentichiamoci dell’aspetto di brand positioning: le AI attingono dalle fonti più affidabili. Diventare una di quelle fonti significa costruire autorità nel tempo, con contenuti di qualità e reputazione digitale solida.

La Gen Z lo ha già capito: usare ChatGPT o simili per cercare una vacanza, un ristorante, o una guida universitaria è molto più diretto che navigare mille pagine. Se vuoi raggiungerli, devi essere presente dove cercano: nei prompt, nelle risposte, nei dati che alimentano l’AI.

Archiviare la banalità dei social

Se siamo riusciti nell’intento di farvi comprendere per bene come pensa e cosa sceglie la Generazione Z sul web, questo paragrafo conclusivo non vi stupirà. Ma si sa, repetita iuvant, quindi diciamolo ancora: le “classiche” strategie di comunicazione non sono efficaci se si vuole entrare nel cuore dei Centennials. Già in generale, tutti i brand dovrebbero pensare alla gestione dei social come a un vero e proprio specchio dell’anima, ma se si vuole interagire con questo target occorre necessariamente archiviare la banalità dei social.

Ciò che serve è dare vita a una narrazione transmediale e multicanale, che da una parte deve annullare le distanze tra il target e il brand/l’impresa/l’azienda e dall’altra non deve essere artefatta o troppo costruita. Per farlo occorre una strategia armonica e corale che dia vita a una serie di vetrine digitali partendo da contenuti di valore. Difficile? Sì, ma non impossibile. Basta solo mettersi nelle mani giuste.

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