Cosa prevedono il Digital Services e il Digital Markets Act

Mirko Ledda
13 Settembre 2023
Articoli
Digital Services Act e il Digital Markets Act: cosa cambia per internet

Internet sta cambiando per sempre. Stanno per entrare in vigore due leggi dell’Unione Europea che sono state create con l’obiettivo di regolamentare ulteriormente il web e tutelare i cittadini comunitari nel Far West che si è creato sui social network e gli e-commerce. Il pacchetto è composto dal Digital Services Act, la normativa sui servizi digitali, e dal Digital Markets Act, la normativa sui mercati digitali. DSA e DMA aggiornano il quadro giuridico sui contenuti illegali, la pubblicità e le fake news. Ci aspetta una vera rivoluzione. Ma cerchiamo di capire meglio in che modo e su quali piattaforme agiranno le nuove regole UE.

Quali sono gli obiettivi del pacchetto di leggi

La trasformazione digitale è avvenuta e continua ad avvenire a un ritmo serrato, causando nuove crisi e ponendo i cittadini di oggi davanti a nuove sfide e problemi di difficile risoluzione. I singoli governi hanno provato negli anni a regolamentare il web, ma è mancata finora una cornice normativa solida e condivisa. Per colmare le tante lacune giuridiche e limitare lo strapotere delle Big Tech, l’Unione Europea ha così deciso di agire. Il legislatore mira a limitare comportamenti impropri da parte delle aziende e a tutelare i diritti degli abitanti dei Paesi comunitari.

Ufficialmente gli obiettivi del pacchetto di norme sono due.

  • Creare uno spazio digitale più sicuro e in cui i diritti degli utenti siano sempre tutelati.
  • Creare condizioni di parità per promuovere la crescita e la competitività su tutti i mercati.

Si è deciso di pensare a regole generiche per i servizi digitali – un termine ombrello che comprende un’ampia categoria di realtà, dai siti web a ciò che viene fornito dalle infrastrutture internet – e altre che sono specifiche per i mercati digitali. Tutta la rete sarà dunque interessata da questi cambiamenti epocali.

DSA e DMA pongono severi paletti all’uso e all’abuso dei sistemi algoritmici che regolano i feed di contenuti e informazioni, e all’oligopolio dei gatekeeper, poche realtà che controllano interi ecosistemi dell’economia digitale e hanno il potere di agire come governatori privati, in grado di dettare condizioni sfavorevoli per utenti e aziende che si affidano ad esse. Il pacchetto ha, in ultima analisi, l’obiettivo di creare un ambiente online equo e aperto.

Come faranno DSA e DMA a tutelare i cittadini

Lato utente, il DSA si impegna a creare uno spazio digitale nuovo, in cui i diritti fondamentali siano tutelati e dove sia garantito l’accesso a servizi digitali di qualità a prezzi competitivi. Dall’ultimo Eurobarometro sui contenuti del web, condotto nel 2018, è emerso che il 65% dei cittadini europei non ritiene internet un posto sicuro. Quasi 2 utenti su 3 si sono imbattuti almeno una volta in media (immagini o video), applicazioni e testi illegali.

Dai discorsi d’odio al terrorismo, dai prodotti contraffatti alle truffe, passando per la piaga della pedopornografia. In rete è effettivamente molto facile arrivare, nel giro di pochi click, a essere testimoni di infrazioni delle norme nazionali e comunitarie. Non sempre è facile difendersi e tutelare se stessi e i minori.

Per difendere i cittadini europei saranno introdotti meccanismi di segnalazione più semplici, termini e condizioni d’uso trasparenti e restrizioni più pesanti per le piattaforme maggiormente popolate. Queste ultime limiteranno in particolar modo la diffusione di contenuti dannosi o illegali che in tali ambienti hanno più possibilità di diffondersi velocemente e raggiungere un gran numero di utenti.

È prevista anche maggiore trasparenza sugli algoritmi che regolano contenuti suggeriti e pubblicità mirata. L’utente avrà la possibilità di sapere in ogni momento, e nel dettaglio, perché vede un determinato post sui social network o perché un motore di ricerca gli suggerisce un determinato risultato sponsorizzato.

Quali sono i nuovi obblighi per le aziende

Oltre 10.000 aziende operano online nell’Unione Europea. Il 90% di queste fa parte delle piccole e medie imprese, e fatica a conformarsi a 27 normative nazionali differenti. L’istituzione di leggi valide in tutto il territorio europeo avrà come effetto diretto l’abbattimento dei costi di compliance, rendendo ogni player più competitivo e capace di sopravvivere nel mercato digitale.

Cosa prevedono il Digital Services Act e il Digital Markets Act

Gli operatori dovranno tuttavia attenersi a nuovi obblighi, determinati dal loro ruolo, dalle loro dimensioni e dal loro impatto sull’ecosistema digitale. Saranno interessati dalle misure tutti i fornitori di servizi digitali, che la normativa ha diviso in diversi insiemi e sottoinsiemi.

  • Servizi di intermediazione che offrono infrastrutture di rete, come fornitori di accesso a internet e registrar di nomi di dominio.
  • Servizi di hosting come i servizi cloud e di web hosting.
  • Piattaforme online che riuniscono venditori e consumatori come mercati online, app store, piattaforme dell’economia collaborativa e piattaforme dei social media.
  • Piattaforme online di grandi dimensioni con almeno 45 milioni di iscritti, cioè il 10% della popolazione europea: i gatekeeper.

Gli obblighi per le aziende digitali

In base alla categoria del player, il Digital Services Acts e il Digital Markets Act introducono degli obblighi specifici.

Nuovi obblighi Servizi di intermediazione Servizi di hosting Piattaforme online Piattaforme di grandi dimensioni
Trasparenza e segnalazione
Requisiti relativi alle condizioni di servizio nel rispetto dei diritti fondamentali
Collaborazione con le autorità nazionali a seguito di ordinanze
Sportello e rappresentanza legale
Notifica e azione, obbligo di fornire informazioni agli utenti
Denuncia dei reati
Meccanismo di reclamo e ricorso, risoluzione extragiudiziale delle controversie
Segnalatori attendibili
Misure contro le segnalazioni e repliche abusive
Obblighi speciali per i mercati, come il controllo delle credenziali dei fornitori
Divieto di pubblicità mirata ai bambini o basata sulla profilazione degli utenti
Trasparenza dei sistemi di suggerimento
Trasparenza della pubblicità online
Obblighi in materia di gestione dei rischi e risposta alle crisi
Audit esterno e indipendente, funzione interna di controllo della conformità e responsabilità pubblica
Scelta dell’utente di non ricevere suggerimenti basati sulla profilazione
Condivisione dei dati con le autorità e i ricercatori
Codici di condotta
Collaborazione sul fronte della risposta alle emergenze  ✔

Cosa sono i gatekeeper citati nella legge

Il termine gatekeeper (portiere o custode, in inglese) è utilizzato comunemente nel linguaggio economico e delle scienze umane per indicare chiunque faccia un’attività di selezione all’ingresso in una determinata realtà, come un mercato o un gruppo sociale. Ha anche una connotazione negativa, dato che il gatekeeping serve spesso a escludere la concorrenza o le persone percepite come diverse.

Nel Digital Markets Act vengono identificate come gatekeeper tutte le piattaforme che controllano l’accesso ai mercati digitali. La nuova legge serve a garantire che mantengano un comportamento corretto e a ridimensionare il potere che hanno sul settore.

Cosa sono i gatekeeper, i giganti tecnologici che hanno il monopolio sul web.

Rientrano in questa definizione le realtà che rispettano almeno due dei seguenti requisiti in ciascuno degli ultimi tre esercizi finanziari.

  • Detengono una posizione economica forte, hanno un impatto significativo sul mercato interno e operano in più Paesi dell’UE.
  • Occupano una posizione strategica di intermediazione, collegando un’ampia base di utenti a un gran numero di imprese.
  • Detengono o stanno per detenere una posizione solida e duratura sul mercato.

Perché è importante identificare i gatekeeper

Identificare i gatekeeper significa garantire un contesto più equo per tutte le aziende digitali. Regolare i mercati digitali significa dare più opportunità alle aziende più piccole e le start-up, ma anche tutelare i consumatori, garantendo l’accesso a prezzi più equi e la possibilità di cambiare un fornitore di servizi senza penali. La normativa si pone come obiettivo quella di contrastare le pratiche commerciali sleali per ottenere vantaggi indebiti dai cittadini europei.

Quali sono le 6 aziende gatekeeper secondo l’UE

A inizio settembre la Commissione Europea ha reso noti i nomi dei 6 gatekeeper individuati in lunghi mesi di lavori. Si tratta di Amazon, Alphabet (che controlla Google), Meta (la sigla di Mark Zuckerberg che riunisce Facebook, Instagram e WhatsApp), Microsoft, Apple e ByteDance (la casa madre di TikTok). Tra i grandi assenti, a sorpresa, figurano colossi come Samsung. Oltre alle Big Tech sono stati indicati 22 servizi “core” e piattaforme di proprietà delle stesse (ad esempio YouTube, Messenger, Google Maps, App Store).

Quando entrano in vigore il DSA e il DMA

Il Digital Services Act e il Digital Markets Act sono stati adottati dal Consiglio dell’Unione Europea e dal Parlamento Europeo nel luglio 2022, con la firma dei presidenti di entrambe le istituzioni, e sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale alcuni mesi dopo.

Il Digital Services Act è stato pubblicato il 27 ottobre 2022, ed è entrato in vigore il 16 novembre dello stesso anno. Nel luglio 2023 la Commissione ha iniziato a designare i servizi che sono interessati dalla norma, partendo da quelli con più utenti. Le aziende hanno 4 mesi di tempo per conformarsi agli obblighi. Entro il 17 febbraio 2024 tutte le piattaforme dovranno rispettare la legge. Per quella data i Paesi membri dovranno nominare dei coordinatori e la norma avrà piena applicazione.

Il Digital Markets Act è stato pubblicato in GU il 12 ottobre 2022 ed è entrato in vigore il 1° novembre. Le imprese hanno avuto tempo fino al 3 luglio 2023 per fornire alla Commissione tutte le informazioni riguardanti le proprie attività online. L’organo UE ha avuto tempo fino al 6 settembre per individuare i gatekeeper, che avranno tempo fino a marzo 2024 per garantire il rispetto degli obblighi imposti dalla norma.

Cosa cambia in concreto per noi utenti

Per gli utenti europei internet sta cambiando radicalmente, e accedendo ai principali social network e ai siti e alle applicazioni più utilizzati è possibile rendersene conto. Tra i tanti vantaggi che avremo lato utente ci sarà l’interoperabilità dei sistemi, che diventeranno tutti aperti, e la possibilità di disinstallare a piacimento software preinstallati. Per intenderci: i possessori di iPhone potranno finalmente utilizzare applicazioni non presenti sull’App Store, gli utenti di WhatsApp potranno messaggiare con quelli di altre applicazioni e sarà possibile disinstallare Microsoft Edge da un computer che monta Windows.

Insomma potremo scegliere di passare dai servizi delle Big Tech – e in particolare dei gatekeeper – a quelli di aziende più piccole senza particolari svantaggi. Almeno in potenza. La normativa, pur tutelando la privacy degli utenti del web, presenta importanti lacune sulla conservazione e la protezione dei dati, e le aziende stanno già facendo ricorso appellandosi a queste mancanze.

Per fare un esempio pratico, è bene sapere che le principali applicazioni di comunicazione utilizzano sistemi di crittografia end-to-end proprietari. Significa che solo il mittente e il destinatario possiedono le chiavi per poter leggere un messaggio. Una maggiore interoperabilità potrebbe significare una standardizzazione dei sistemi che potrebbe esporre le informazioni personali a molteplici minacce.

Digital Markets Act e Digital Services Act sono attuabili?

L’altro grande cambiamento introdotto da Digital Services Act e Digital Markets Act, come già accennato in apertura dell’articolo, è rappresentato invece dalla possibilità – che sta venendo integrata in queste settimane – data agli utenti dei social media, di siti di contenuti e dei motori di ricerca di scegliere in maniera più diretta e trasparente quali contenuti visualizzare, accedendo alle informazioni di profilazione immagazzinate dai colossi digitali e modificandole.

Sarà insomma possibile dire all’algoritmo cosa farci vedere nei feed e capire perché, ad esempio, il nostro profilo Instagram è pieno di video di gatti che fanno acrobazie, di ricette salutari oppure di influencer che cercano di venderci prodotti dalla dubbia utilità. Mentre le piattaforme si adeguano lentamente alla nuova normativa, rimane solo da chiederci: noi siamo pronti a prenderci le libertà che ci spettano nel mondo digitale?

 

Mirko Ledda
Scrivo sul web da oltre 15 anni. Per lavoro mi occupo di economia, tecnologia, scienza e benessere, ma il cuore mi conduce sempre alla musica e alla cultura nerd.

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